sabato 20 febbraio 2021

Benvenuta tra i nostri sponsor, Darsena Mosella



Le associazioni di volontariato vivono grazie ai contributi delle persone sensibili che ne apprezzano gli intenti e l'impegno nel raggiungere gli obiettivi che si prefiggono.

Sono tante le aziende del territorio che aiutano donando fondi o utensili e attrezzi in modo da permettere ai volontari di dare il meglio nel tempo libero che mettono a disposizione. Tempo che spesso è troppo poco per portare a termine qualcosa di significativo, ma nel quale l'aiuto di mezzi adeguati permette di raggiungere un risultato migliore.

In vista della pulizia dell'area del Forte San Felice che si terrà il 28 febbraio, l'Associazione Amico Giardiniere ha visto la necessità di rimpinguare la scarsa cassetta degli attrezzi, in cui molti utensili mostrano i segni dell'usura e la necessità di essere sostituiti.

I membri dell'Associazione hanno pensato di chiedere agli sponsor che ormai da tempo li seguono un aiuto per poter sostituire gli arnesi più vetusti e l'aiuto è prontamente arrivato.

Nonostante il periodo non proprio florido per molte attività, sono stati elargiti fondi, congegni nuovi e perfino pasticcini per rifocillare chi parteciperà alla raccolta della plastica il giorno del raduno.

Ma un nuovo sponsor è entrato a far parte dei sostenitori dell'Associazione, si tratta di una delle imprese fiore all'occhiello del nostro territorio, la Darsena Mosella.

Il titolare, Ivano Boscolo Bielo, ha risposto subito all'invito a collaborare alle attività di Amico Giardiniere, riconoscendo l'importanza dell'opera dei volontari nel sensibilizzare un'attenzione e una cura maggiori al territorio e all'ambiente in cui viviamo.

In un incontro svoltosi stamattina presso il bar InDiga tra Ivano Bielo, Francisco Panteghini, presidente dell'Associazione e Paolo Penzo, vicepresidente, la Darsena Mosella ha elargito a Amico Giardiniere una cospicua donazione che verrà usata per l'acquisto di attrezzi che potranno essere adoperati, non solo dai membri dell'associazione, ma anche da chi, pur non facendone parte, ne avrà necessità per portare avanti il lavoro di pulizia di diga, arenili e luoghi pubblici in autonomia.


Quindi grazie alla Darsena Mosella, e a tutti gli altri sponsor che da sempre collaborano non solo con l'Associazione Amico Giardiniere ma anche con tutte le associazioni di volontariato del territorio con l'aiuto delle quali Chioggia può essere migliore.


Abbiamo fatto tanto, ma possiamo fare molto di più.

Se lo desideri puoi contribuire: puoi iscriverti all’Associazione dedicandoci il tempo che ritieni necessario, quando puoi e come puoi, o, se preferisci, puoi dare un contributo economico utilizzando il seguente

IBAN IT79U0708420900049010020783 

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domenica 14 febbraio 2021

Raccolta della plastica di San Valentino

Una stupenda giornata oggi per fare una passeggiata tonificante alla diga foranea di Sottomarina. Ci saranno state più di un migliaio di persone a camminare, tutti muniti della loro mascherina, cercando di mantenere le distanze e tornando sui propri passi quando la folla si faceva più intesa.



Una folla a passeggiare e noi quattro a tirare su bottiglie e pezzi di polistirolo tra i massi. A dire il vero loro tre, Paolo, Mauro e Laura, a infilarsi negli anfratti e io a radunare e buttare nei sacchi neri, alcuni dei quali donati da Veritas. Ma d'altronde ho l'agilità di un bradipo e se mi infilassi tra un sasso e altro dovrebbero venire a tirarmi su con un paranco.

Ma cominciamo dal principio.

L'iniziativa è partita anche stavolta dai Green Bei, gli instancabili stacanovisti della pulizia dell'arenile, sempre presenti con qualsiasi condizione meteo. Appuntamento con il solito tam tam nelle pagine social del gruppo, alle due del pomeriggio davanti alla diga, nel parcheggio di cicli e motocicli.

E io alle due sono arrivata, puntuale come un orologio svizzero, mi guardo intorno e non c'è nessuno, nessuno con i sacchi, nessuno con le pinze. Vabbè, mi dico, saranno già andati. Sento se qualcuno dell'Associazione Amico Giardiniere mi da ragguagli e Paolo, il sempre presente Paolo, mi avvisa che sono già in spiaggia.

Perfetto. Tanta era la brama di contribuire alla pulizia che sono arrivati prima del concordato e stanno già lavorando. Quindi mi incammino e già da distante si vede un gruppetto radunato attorno a sacchi pieni, a tanti sacchi pieni, e tra me e me mi chiedo quanto tempo prima siano arrivati per aver già fatto un così abbondante raccolto.


Ma il mistero è presto svelato. Non sono il gruppo radunato dai Green Bei, ma altri ragazzi e parlando con loro scopro che vengono da fuori Chioggia. L'organizzatrice viveva qua ma ora è andata ad abitare fuori lasciando un pezzo di cuore, tanto da riuscire a radunare una quindicina di giovani appartenenti all'associazione Animaliberaction provenienti da Venezia, Padova e Vicenza e portarli qui, a raccogliere il pattume portato dal mare. Si sono fermati un paio di orette circa e sono riusciti a tirare su abbastanza plastica da riempire un bel po' di sacchi.


Nel frattempo i Green Bei e il loro seguito sono arrivati a destinazione. E come previsto dalla locandina, si sono diretti in spiaggia. Noi quattro, avendo visto che erano già passati i ragazzi di Animaliberalaction e che avevano fatto già un po' di pulizia abbiamo deciso di recarci alla diga. Era inutile che stessimo tutti ammassati a portarci via la spazzatura uno con l'altro.
La decisione di andare verso il fanale della diga è stata sensata. Essendo il punto più distante dal punto di raccolta diventa poi stancante portare tutti i sacchi pieni fino a destinazione, dove la Veritas passerà a ritirarli. Di solito ci si ferma un po' prima.

Abbiamo tirato fuori le armi, le pinze per meglio dire. E abbiamo cominciato.

E devo dire che mi sorprendono sempre, io che sono nuova nel gruppo rimango sempre stupita dall'impegno che viene profuso in queste iniziative.

Paolo, non più un giovanotto di primo pelo, Mauro e Laura, hanno cominciato a calarsi tra i massi con un entusiasmo unico, ingaggiando lotte talvolta impari con retine di plastica, pezzi di polistirolo, resti di scarpe, palloni sfondati, cassette di plastica e bottiglie.

Quante bottiglie... alcune sembrava avessero passato decenni tra quei sassi a prendere sole, caldo, freddo e salsedine, incastrate com'erano. Molte vuote, alcune piene di acqua entrata chissà come e svuotate prima di finire nei sacchi, e un paio contenenti chissà che prodotto chimico, lasciate ben chiuse.


Ma ciò che preoccupa di più è il polistirolo. L'azione del mare erode. Hai presente i sassi dei fiumi, belli, tondeggianti, senza bitorzoli, lisci al tatto. Ebbene, se l'acqua negli anni riesce a levigare così un sasso che si stacca dalla montagna, pieno di spigoli, immagina cosa può fare ai pezzi di polistirolo. I più vecchi sembravano avessero sopportato lo stesso trattamento, lisci e tondeggianti com'erano. Ma mentre ciò che viene tolto dai sassi torna alla natura sotto forma di sabbia e pulviscolo, ciò che viene tolto dal polistirolo diventa cibo per i pesci. Tanto cibo per i pesci, troppo. E come è logico che sia entra a far parte della catena alimentare, per cui prima o poi lo ritroveremo a tavola tra una pietanza e l'altra.


Di pezzi di polistirolo ne abbiamo tirati su tanti, a mani nude. Ma mentre recuperarne alcuni è stato relativamente facile, per altri non c'è stato nulla da fare, pezzi troppo piccoli, singole palline di polistirolo a volte, non eravamo attrezzati. D'altronde una associazione di volontariato fa quello che può con i mezzi che ha, e che riesce a racimolare dalle donazioni dei privati; non sempre si possono acquistare gli attrezzi adatti e ci si arrangia.

Comunque tra ridere e scherzare di sacchi noi quattro ne abbiamo fatti su una quindicina. E per portarli al punto di raduno è bastato chiedere.

Sono stati tanti, tra coloro che si stavano godendo la ariosa giornata assolata, ad accettare la proposta di portare un sacco fino a destinazione, alcuni ben volentieri, qualcuno lo si è dovuto incitare un po' di più. Pochi, a dire il vero, ci hanno evitato come la peste, forse sarebbero anche stati disposti a tornare a riva nuotando piuttosto che collaborare. Ma è giusto che ognuno si comporti come si sente di fare, basterebbe non sporcare, così non sarebbe necessario poi pulire.

Chiuso l'ultimo sacco, dopo aver guardato l'orologio ci siamo incamminati verso il punto di ritrovo, carichi dell'ultimo raccolto. Ma la banda dei tre era irrefrenabile e ogni due passi scoprivano altre cose da recuperare, altre bottiglie e altro polistirolo. E quasi al punto di ritrovo abbiamo recuperato il pezzo forte: una enorme boa gialla, utilizzata dai pescatori per segnalare le reti, fortunatamente vuota e ancor più fortunatamente legata alla cima, cosi che Mauro ha potuto trascinarla fino a destinazione.

Ed eccola la banda dei Green Bei, davanti all'enorme quantità di sacchi raccolti.

E come al solito soddisfazione per aver fatto qualcosa di buono e delusione per non poter fare di più.

Per cui grazie a tutti coloro che oggi hanno collaborato a rendere un po' più pulito il nostro mare, gli Animaliberalaction, che sono partiti da lontano, i Green Bei che hanno il potere di radunare decine di persone, e quelli dell'Amico Giardiniere, che ci sono sempre!


Abbiamo fatto tanto, ma possiamo fare molto di più.

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domenica 31 gennaio 2021

Commento dei Giardinieri BioEtici sulle potature all'Isola dell'Unione

Il neo presidente dell'associazione nazionale Giardinieri BioEtici, Andrea Iperico di Imola, ha accettato cortesemente l'invito del prof. Francisco Panteghini di fare un'analisi e una riflessione sugli interventi della Cooperativa Giotto su alberi e arbusti all'Isola dell'Unione (Chioggia, VE) del gennaio 2021. Ecco l'intervento integrale del maestro giardiniere Andrea Iperico. Le foto sono state scattate durante e dopo il lavoro della cooperativa nel parco a nord dell'isola dal prof. Panteghini e la proprietà e riproduzione sono riservate al suo consenso (per info potete scrivere a mediatorelementare@gmail.com).
"Il verde urbano ma anche quello privato hanno un valore collettivo che va tutelato. Il patrimonio arboreo comune si tutela con le buone pratiche e con le buone pratiche si tutelano anche le risorse economiche della collettività. Le buone pratiche arboricolturali tutelano le risorse economiche, un bene collettivo (il verde urbano), la salute dei cittadini in termine di sicurezza, salute ambientale e di conseguenza salute fisica. Quando un verde urbano (in questo caso gli alberi ma non solo) viene gestito male, ecco che si ha uno spreco di denaro pubblico e un peggioramento della sicurezza e della qualità della salute pubblica e ambientale."
"In pratica paghiamo per danneggiarci da soli. Gli alberi urbani sicuramenti vivono in luoghi antropizzate che possono condizionare il loro sviluppo e le interazioni con l’ambiente circostante, per questo, per far si che non si possano venire a creare situazioni di rischio, la loro gestione deve essere oculata e valutata a seconda dei casi. Per l’albero in questione, un Populus alba, non so se ci sia una perizia di stabilità di tipo strumentale che possa giustificare un intervento di potatura necessaria o tassativa ma se anche nel caso ci fosse, l’intervento eseguito non rispetta alcun parametro di logica ne di tecnica arboricolturale corretta. La potatura serve per accompagnare la pianta nel suo processo di evoluzione morfofisiologica che lo porterà attraverso vari stadi vegetativi."
"In alcuni casi potrebbe riguardare anche interventi di riduzione della chioma ma il tutto deve essere fatto in maniera organica e funzionale alle esigenze dell’albero e non dell’uomo soprattutto perché la pianta riconosce solo le sue necessità morfofisiologiche e non quelle dell’uomo. Un intervento sbagliato crea degli squilibri vegetativi di tipo ormonale e strutturale che possono danneggiare l’albero e renderlo non più adatto alla convivenza con l’uomo in quanto ad esempio, una potatura scorretta oltre ad aprire vie a patogeni fungini che causano il decadimento del legno (carie) con rischi di crolli di rami o branche, può favorire (stimolare) la formazione di rami epicormici (cioè nati da gemme latenti presenti nella corteccia) che non hanno un attacco solido e quindi a forte rischio di rottura con conseguente aumento del rischio di danni a cose o a persone."
"In questo caso non è stata rispettata la morfologia della chioma, sono stati praticati tagli internodali e falsi tagli di ritorno che non faranno altro che stravolgere l’equilibrio ormonale con proprio la produzione di rami epicormici, in quella formazione conosciuta come scopazzi, che dovranno tassativamente essere regolamentati da interventi periodici di potatura,( che non dovrebbero andare oltre i due anni) e a controlli di stabilità per verificare lo stato di salute della pianta stessa al fine di tutelare l’incolumità altrui in quanto il danno è stato fatto.
Ed ecco che oltre al danno economico e ambientale anche la beffa del dover continuare a spendere per un bene pubblico che è stato danneggiato e che non sarà più come prima. Non ci si può sottrarre alle proprie responsabilità quando si gestisce male un patrimonio pubblico tra cui anche il verde urbano."
"Potare male un albero equivale ad avere la stessa negligenza che ad esempio c’è stata con la gestione del Ponte Morandi che alla fine è crollato uccidendo 43 persone. Quando crolla un albero il più delle volte la responsabilità andrebbe cercata tra chi aveva la responsabilità di gestire correttamente il verde pubblico e non è stato capace di farlo. Gli alberi in città non sono pericolosi, è pericolosa la loro cattiva gestione che viene perpetrata dalle ditte del verde in complicità con le amministrazioni pubbliche.
Per gestire gli alberi occorre aggiornarsi e formarsi sulle corrette tecniche di gestione. Gestire correttamente gli alberi ed il verde pubblico contribuisce ad avere vantaggi economici per la collettività, benefici sulla salute, sulla sicurezza, sull’ambiente"

Andrea Iperico
Presidente dell'associazione nazionale Giardinieri BioEtici
www.giardiniere.bio

sabato 23 gennaio 2021

Capitozzature di arbusti e abbattimenti di 9 alberi all'isola dell'Unione

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a numerosi interventi di manutenzione del verde al parco dell'isola dell'Unione. L'associazione ambientalista Amico Giardiniere ha protestato con l'Ufficio del verde per le modalità e l'entità. La scorsa settimana tutti gli arbusti del parco dell'Unione sono stati capitozzati, ovvero privati completamente della chioma con pochi colpi di motosega.

Ricordiamo che questo tipo di intervento è specificamente vietato dal regolamento del verde in vigore dal 2018. La capitozzatura è vietata in quanto pratica dannosa che riduce la vita media delle piante predisponendole a malattie fungine e rotture improvvise. Il regolamento del verde inoltre prevede le sanzioni per chi danneggia il verde pubblico. Per questo il presidente di Amico Giardiniere, prof. Francisco Panteghini, ha interpellato l'ufficio del verde putroppo senza risposta.

Citiamo dal regolamento del verde pubblico della città di Chioggia art. 9. Potature :"Sono vietati gli interventi sugli alberi pubblici che ne alterino la struttura in maniera sostanziale, ne compromettano la crescita, ne pregiudichino la sopravvivenza, quali, ad esempio: a) la capitozzatura o la potatura drastica"

Dal punto di vista delle sanzioni la capitozzatura viene equiparata al valore di un abbattimento: capo VI art. 24 "VIOLAZIONE SANZIONE PECUNIARIA, Abbattimento di alberatura pubblica senza autorizzazione da € 50,00 a € 500,00" Nonostante ripetuti fatti passati ad oggi la sanzione pecuniaria non è mai stata comminata. Ad esempio l'associazione denunciò la capitozzatura di tutti i pruni del parcheggio vicino la chiesa di S.Giovanni a Borgo. Quattro alberi morirono ma la denuncia non portò a nulla, pur sapendo chi aveva effettuato il lavoro.

Siamo al limite della farsa: capita a volte che paghiamo con soldi pubblici chi danneggia il nostro stesso patrimonio. Stiamo ancora aspettando lumi dai tecnici comunali ma purtroppo i lavori sull'isola sono proseguiti lunedì 18 e martedì 19 gennaio abbattendo ben 9 alberi, pini e ailanti, e potando severamente un pioppo bianco che non ne aveva bisogno. Dalle ceppaie di vede in 8 casi su 9 legno sano e compatto. Inoltre il parco è meta abituale del presidente Panteghini che non ha notato nessun pericolo tale da giustificare tutti questi abbattimenti nell'area est del parco.

L'Associazione ha quindi chiesto di poter visionare le perizie che giustifichino intreventi di tanta veemenza. E' una triste realtà che il nostro patrimonio arboreo diminuisce ogni anno. Infatti nel 2020 sono stati abbattuti oltre 90 alberi senza procedere a nuovi impianti e sembra che anche quest'anno non sia partito meglio. Ricordiamo che sugli abbattimenti l' art. 11. del regolamento del verde indica che "Il Comune si impegna ad evitare l’abbattimento di alberi a meno che non sia assolutamente necessario. Gli abbattimenti di alberature pubbliche e private sottoposte a vincolo non sono ammesse, tali abbattimenti devono preventivamente essere autorizzati e seguiti dalle Autorità competenti."

Mentre aspettiamo pubblici chiarimenti dai tecnici comunali che dovrebbero supervisionare il lavoro delle cooperative teniamo gli occhi aperti e invitiamo i cittadini a vigilare su viali e parchi. Potete chiamare il 328 7021253 o condividere sulla nostra pagina Facebook eventuali segnalazioni.

martedì 19 gennaio 2021

Seguendo l'onda

  Seguendo l'onda


Domenica scorsa, 17 gennaio, un grande amore per la città di Chioggia e per l'ambiente ha unito, in zona diga a Sottomarina due gruppi di giovani e di giovani dentro: i GreenBei (i giovani e belli), che hanno dato voce all'appello, e i membri dell'Associazione Ambientalista Amico Giardiniere (i giovani dentro), che all'appello hanno risposto, assieme a tanti e tanti ragazzi.


Recandomi all'appuntamento, fissato per le due del pomeriggio davanti al parcheggio per i cicli ai piedi della diga, incontravo numerosi ragazzi, muniti di pinze e retine, che stavano percorrendo la mia stessa strada.


Il gruppetto si è fatto subito numeroso. Chi arrivava in bicicletta, alla spicciolata, chi con lo scooter. Chi facendo una lunga passeggiata nel freddo e nebbioso primo pomeriggio invernale.


Gli organizzatori si sono presentati: tanto entusiasmo in volti giovani, belli, e semplici. Voglia di fare, di darsi da fare e di coinvolgere altri nel loro amore per l'ambiente.

Ben venga questa gioventù, che riesca a infondere passioni sane e valori spesso dimenticati.


Abbiamo diviso le zone: chi munito di pinze si è recato tra i massi della diga, varcando stretti pertugi per avere la meglio su lattine e bottiglie, e chi ha preso la via della spiaggia, facendosi largo tra dune di alghe portate dal mare per trovare i doni che l'onda ha lasciato.



Attrezzati con i grandi sacchi neri, ormai un must inseparabile delle raccolte sull'arenile, ognun per sè, rispettando le regole del distanziamento e dell'assembramento, tutti muniti di mascherina abbiamo cominciato a raccogliere.

Facile far bottino quando la risacca del mare porta con sè, a morire sulla spiaggia ciò che raccatta onda dopo onda.



Tra le bottiglie, le carte di caramelle, i pezzi di giocattoli, gli innumerevoli blister di pastiglie e  i tanti assorbenti, che fortunatamente il mare ha deterso, sono affioriti detriti anche di grandi dimensioni e di peso importante, come un'asse di una barca con tanto di targa, una boa piena d'acqua e di sabbia, copertoni, gomene. Relitti che, al termine del raduno, con sprezzo della fatica, sono stati portati al luogo di raccolta e accatastati assieme alle decine e decine di sacchi riempiti da ogni fu ben di Dio.

Foto di rito e congratulazioni a tutti, stanchi ma felici di aver fatto qualcosa per il magnifico ambiente in cui viviamo ma che troppo spesso è rovinato proprio da noi stessi (parole di una GreenBei, ma condivisibili da chiunque)


Bene ragazzi, continuate così! Continuiamo così! 

Alla prossima!


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lunedì 18 gennaio 2021

Un angolo di Paradiso

 Un angolo di paradiso


Nel centro storico di Chioggia si nasconde alla vista un piccolo angolo racchiuso tra vecchie mura, ricco di verde.

Non si affaccia sulla piazza e sono in molti a non conoscerne l'esistenza, seppur una targa in legno, dipinta, avvisi i passanti della sua presenza, invitando, chi lo desidera, ad addentrarsi.


"Giardino di San Michele" riporta la targa appesa a fianco della porta che si apre nel complesso ora occupato dagli uffici della Polizia di Stato, e solo quando gli uffici sono aperti vi si può accedere.


Fino a non molto tempo fa era incolto, abbandonato a se stesso. L'erba era spontanea e selvaggia. Gli alberi crescevano e anno dopo anno davano i loro frutti che, cadendo dai rami, venivano lasciati a marcire sul suolo. Un pezzo di natura selvatica in mezzo alla civiltà.

Ci si passava vicino se ci si doveva recare alle stanze delle forze dell'ordine, ma non era invitante. I riflessi della luce del sole rivelavano che dietro le assi ci fosse qualcosa di bello ma era solo un'intuizione, un immaginare, niente di tangibile.

Da qualche anno il giardino è stato affidato all'Associazione Ambientalista Amico Giardinere che lo ha preso in cura rendendolo praticabile a chi, cercando un momento di relax, vi si rifugia.


Il giardino è protetto da mura vetuste, che portano i segni del tempo, e, se alzi oltre lo sguardo, vedrai incombere il bel campanile del Duomo. Volontarie capaci hanno dipinto la porta in legno, delicati fiori entrando e simpatici gufi uscendo.

Le erbacce sono state tolte, sono stati piantati fiori e ora, che siamo a metà gennaio, a breve esploderanno i colori dei narcisi e delle violette.

Ci saranno le rose, fiorirà il mirabolano, i tulipani, la lantana con le sue variegate infiorescenze, ma intanto profuma e inebria l'alloro.

Gli alberi danno frutti dolcissimi, che ora vengono raccolti dalle volontarie e trasformati in ottime confetture.


Alberi vigorosi occupano il centro del giardino nei pressi di un vecchio pozzo chiuso da tempo con una solida grata e cementato sul fondo. Ci sono noccioli, un albicocco, un nespolo del Giappone che già ora, in un mite gennaio, comincia a fiorire. Salta agli occhi un simpatico albero di cachi coperto amorevolmente da una coperta eseguita a piastrelle all'uncinetto da un'abile volontaria.


Sono stati messi giochini per i bimbi, poche cose per il momento perchè si fa quello che si può con quello che si ha, e un'altalena pende tra i rami di una robusta pianta di alloro. Mentre un gazebo si prepara a riparare dal sole cocente d'agosto, anche se questo è un compito che spetta alla chioma che in estate sarà folta.

Ma è un angolo fresco d'estate e mite d'inverno questo angolo di Paradiso dedicato a San Michele che del Paradiso aveva le chiavi, patrono dell'arma della Polizia che lo ospita e dell'Associazione che lo cura.



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domenica 17 gennaio 2021

Altri danni alla vegetazione dell'Isola dell'Unione

Dopo l'abbattimento delle robinie per far posto al parcheggio multipiano l'Isola dell'Unione è stata funestata da un altro intervento dannoso, mascherato questa volta da "normale manutenzione". Ma di normale questo intervento non ha nulla alla luce di una aggiornata conoscenza della fisiologia vegetale o del semplice buon senso. Cos'è successo? Tutti i gruppi di arbusti del parco che occupa la parte nord dell'isola sono stati capitozzati all'altezza di un metro.

In pratica a colpi di motosega sono stati tutti privati della chioma verde e ridotti a pochi tronchi che ascendono al cielo come dita mozzate. Si tratta in gran parte di pittospori ed evonimi che formavano macchi compatte alte tra i 2 e i 3 metri. La rimozione della chioma (capitozzatura) è un evento estremo che costringe le piante a un bivio: far di tutto per reagire aprendo le gemme di emeergenza o collassare morte. Le piante erano in buone condizioni e non avevano certo bisogno di un trattamento del genere. Considerato anche la ventosità e la salsedine dell'area i nuovi germogli che di certo gran parte delle piante metteranno a primavera avranno difficoltà a svilupparsi per bene e ci vorranno almeno un paio di anni a nascondere pudicamente i gravi tagli che i nostri giardinieri hanno effettuato.

Sì, sono stati i nostri giardinieri a portare avanti lo scempio. Abbiamo pagato qualcuno (la cooperativa Giotto nel caso specifico) per fare danni al nostro patrimonio verde. Provvederemo a denunciare il caso, come violazione del regolemanto del verde. Ma, alla luce di altri esempi clamorosi del passato, dubitiamo che i responsabili verranno multati. Non possiamo però tacere e quindi faremo di tutto per informare l'opinione pubblica dell'assurdità di interventi come questo per evitare che si ripetano in futuro.