Ovvero ipotetico manifesto del giardinaggio naturale secondo Francisco Panteghini
Premessa
La Collaborazione tra Uomo e Natura è imprescindibile: stimola la riconnessione tra loro e sviluppa la genuina “natura umana”, che non può prescindere dall'appartenenza terrestre. Il Giardinaggio naturale ha una Visione positiva dell'azione umana come descritto ad esempio nella Genesi “Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse (Libro della Genesi 2,15)”
La Natura non è una proprietà dell'Uomo, non è mai inanimata e passiva ma è una costante e complessa relazione tra esseri differenti, uniti da un comune destino: evolversi nel “cosmo terrestre” (concetto di M.Pogacnik).
Quali sono i principi ordinatori del giardinaggio naturale secondo Francisco Panteghini?
E' necessario collocare il proprio giardino / orto / frutteto nel paesaggio originario e dialogare con le memorie del luogo e le sue funzioni ecologiche. Riconoscere la matrice del suolo, l'azione delle acque, i rilievi e la flora originaria e dare loro ampio spazio.
Accogliere almeno in parte le piante spontanee pre-esistenti o che dovessero presentarsi man mano osservando con attenzione l'evoluzione complessiva. Mi ritrovo anche nella definizione e ricerca dei giardini in movimento di Gilles Clèment (vedi libri consigliati).
Inserendo una nuova pianta o cambiando i livelli del terreno o alterando la struttura del suolo avere cura di scegliere con attenzione, ponderare prima di agire e offrire spazio e tempo adeguato per integrare questi cambiamenti. Piantare la pianta nel posto non adatto alle sue esigenze (le piante crescono!), o nel clima che tollera male equivale a vederla soffrire ed ammalarsi continuamente. Rispettare le distanze necessarie soprattutto tra arbusti e alberi è anch'esso fondamentale.
La Natura ci ispira a progettare spazi belli ma anche utili, archiviando il giardinaggio basato sull'apparire, esibire o collezionare rarità (il giardinaggio borghese ha fatto il suo tempo). Alberi da frutto, piante eduli, aromatiche, medicinali devono trovare posto in risposta ai bisogni di chi vive quel luogo.
Accogliere oltre alle piante, anche la fauna selvatica, contrattando spazi ed anche tollerando in parte eventuali danni. Tra questa fauna dobbiamo annoverare l'avifauna ma anche gli insetti: equilibrare le diverse popolazione evita gravi infestazioni. Incoraggiare la fauna utile con mangiatoie e abbeveratoi nelle opportune stagioni, creare spazi accoglienti per ricci e altra piccola fauna.
La morte fa parte del normale flusso della vita sulla Terra, se una pianta muore proviamo a fare spazio ad altro senza insistere a ripiantare nello stesso luogo la stessa varietà. Dedicare uno spazio ai cicli di decomposizione (tramite pacciamature, compostiere, cumuli o altro). Chiudere il più possibile i cicli dentro il giardino: acqua, sfalci, scarti di potatura e foglie ad esempio, senza però diventare schiavi ma cercando la soluzione più semplice e sostenibile, non dogmatica.
Il giardino naturale muta con le stagioni, non è mai uguale a se stesso, come una persona cresce, si trasforma, si rigenera: è quindi programmaticamente in grado di accogliere i cambiamenti.
E' necessario attivarsi in prima persona nel proprio giardino
Il Giardinaggio naturale è un percorso di conversione. E' anche una palestra di abitudini, competenze ed esperienze vitali per recuperare un rapporto vivo con sorella madre Terra (s.Francesco d'Assisi): la dimensione terrestre che molte persone hanno perduto illudendosi di vivere su qualche altro pianeta, ma abbiamo solamente questo e dobbiamo proteggerlo (come cantano Dire Straits, Brothers in arms: “We have just one world but we lives in different ones”!).
Secondo il libro della Genesi il giardiniere sarebbe addirittura il mestiere più antico del mondo! Ma quando l'agricoltore Caino pose confini alle sue terre e li fece rispettare con la forza, il prescelto divenne il pastore Abele. I confini a noi servono per tanti motivi ma in natura sono quasi assenti perché persino un fiume, ideale prototipo del confine, contemporaneamente unisce e separa le sue rive.
Un giardino diventa tale se c'è un giardiniere che se ne prende cura, lo osserva con amore e poi interagisce come in una danza. Il primo giardiniere dev'essere necessariamente uno dei proprietari in grado di operare costantemente in prima persona. Chi non vuole sporcarsi le mani perché deve avere un giardino? Guarderà dalla finestra quello di qualcun altro!
Il giardinaggio naturale implica il saper fare del giardiniere e la verifica periodica del proprio operato e soprattutto delle conseguenze e interrelazioni del nostro giardino. Come nuovi Cavalieri Erranti i giardinieri naturali sperimentano e osano piantare laddove altri vedono solo confusione o deserto. Da questo onesto errare, lasciando le consolidate abitudini che stanno distruggendo gli ecosistemi, nascono apprendimenti preziosi e opportunità.
Non è salutare né saggio considerare un giardino come fosse una stanza verde, dove le pareti sono siepi sempreverdi impenetrabili e le recinzioni vorrebbero impedire ogni trasgressione. Da chi e cosa vogliamo nasconderci? Se non riusciamo a sostenere la presenza dei nostri vicini questo ci dà una misura di quanto siamo diventati intolleranti. Quanto denaro e piante sarebbero risparmiate se prima di piantare vicino al confine siglassimo accordi scritti col nostro vicino. Nel giardinaggio naturale cerchiamo di sfumare i confini netti, gli spigoli, le linee spezzate trasformate in curve.
E' veramente utile essere il più possibile trasparenti sulle nostre intenzioni e onesti nel nostro comportamento perché questa ardua disciplina ci predispone a quel sereno ascolto dei fenomeni naturali perché anche nella Natura è presente una dimensione morale, scriveva Rudolf Steiner, in cui l'essere umano che cerca verità e si predispone a interagire amorevolmente comprende molto velocemente e profondamente i luoghi in cui vive e agisce di conseguenza in modo differente, “intonandosi” come una voce che si unisce al canto armonico.
Dovrebbe essere lapalissiano che non si può amare la Terra senza rispettarla o addirittura arrivare a riempirla di veleni, inquinarla, uccidere in maniera indiscriminata piante e animali. Tutto ciò che somministriamo nei giardini oltre ad essere assorbito in gran parte viene dilavato ed entra nel ciclo delle acque ipotecando le riserve di acque per il futuro. L'acqua sostiene e diffonde la vita sulla Terra e chi la inquina commette un grave crimine contro la vita tutta.
E' necessario far piazza pulita dei sensi di colpa sull'azione dell'Uomo sulla Natura. Da ogni esperienza si può imparare e il modo più sano di intendere il passaggio su questo pianeta è quello per me di intenderlo come una grande scuola di libertà e creatività. L'essere umano non è necessariamente una specie di cancro della Terra ma può diventarne l'appassionato giardiniere che la rende ancora più bella e accogliente, per sé e per tutti i fratelli “minori” che evolvono qui insieme a noi.
Il giardinaggio naturale per come lo intendo e lo vivo è connaturato in una visione spirituale, mistica e sensuale cantava Battiato, musicale e armoniosa: questa visione è imprescindibile dal mio lavoro. Solo in questa ricerca di senso possiamo trovare pace e serenità, perché non possiamo misurare con la durata della nostra singola vita gli alberi, i fiumi, le montagne e i paesaggi. Io condivido, con fremiti e resistenze a volte, il Cantico delle Creature di S.Francesco d'Assisi.
Libri consigliati:
Libro della Genesi, Adamo nel giardino dell'Eden, capitolo 2
San Francesco d'Assisi, Il Cantico di frate Sole, completato nel 1225
Gilles Clèment, Giardini, paesaggio e genio naturale, Quodlibet ed., prima edizione 2012
Francisco Panteghini (a cura di), Amare la Terra e ritrovare se stessi, Anguana ed. 2022
Bill Mollison, Reny Mia Slay, introduzione alla Permacultura, Terra Nuova ed., prima edizione italiana 2007
Masanobu Fukuoka, L'agricoltura naturale e l'arte del non fare, Terra Nuova Edizioni
Su Facebook segui la pagina Amico Giardiniere, iscriviti al gruppo Giardinaggio e Orto Naturale
Su Instagram segui il profilo di Francisco Merli Panteghini (nella foto sotto)